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26
Mag
2010

Obesità e sindrome dell'ovaio policistico


 °Decio Armanini, *Francesco Giorgino e °Cristina Fiore. ° Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche – U.O. Endocrinologia, Università di Padova * Federazione Intaliana di ginecologia ed Ostetricia (FIOG)

La diagnosi di sindrome dell’ovaio policistico

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è oggi (attualmente) una delle patologie più comuni in campo ginecologico, endocrinologico, dermatologico e metabolico. I vari aspetti della sindrome fanno afferire le pazienti a vari specialisti che magari si concentrano sul problema di loro pertinenza mentre è oramai assodato che si tratta di una malattia sistemica, che interessa in altre parole, vari campi della medicina interna. L’attuale a definizione diagnostica attuale di PCOS si basa sulla presenza di due di questi tre parametri: 1-oligo o amenorrea 2-segni clinici e/o biochimici di iperandrogenismo 3-quadro ecografico tipico (corona di, almeno 9, cisti alla periferia dell’ovaio) In base a tali parametri, la prevalenza della PCOS nella popolazione femminile fertile si aggira sul 10-15%.

L’aspetto metabolico è talora poco conosciuto

Un punto importante che deve essere tenuto presente, è che, trattandosi di una sindrome, la suddetta definizione di PCOS non tiene conto di altri parametri più o meno frequenti in queste pazienti. L’aspetto più importante è quello metabolico che in base alle recenti acquisizioni sembra addirittura essere il fattore causale della sindrome stessa. Nel 70’-80% di tali pazienti vi è una resistenza insulinica che si associa molto spesso ad obesità ma che è anche presente in pazienti magre. Le pazienti magre hanno talora il quadro biochimico più evidente. La patogenesi della resistenza insulinica è senz’altro un problema genetico che può estrinsecarsi in modo più o meno evidente o più o meno precoce in relazione a fattori ambientali-alimentari. L’aspetto metabolico, nei suoi vari risvolti non deve essere visto solo come un problema contingente ma deve essere valutato considerando il rischio futuro di diabete e altre patologie associate alla sindrome metabolica.

Non è solo l’aspetto metabolico ma vi sono altri rischi

Un altro aspetto importante della PCOS è la presenza di uno stato infiammatorio con conseguente rischio cardiovascolare e ipertensione. Non si deve inoltre dimenticare l’associazione con ipotiroidismo autoimmune. Metà delle pazienti ha un tireopatia autoimmune che può associarsi ad ipotiroidismo o a rischio di ipotiroidismo futuro. Tale aspetto deve essere tenuto presente ed il TSH andrebbe dosato a tutte le pazienti. Un ipotiroidismo, infatti, se non trattato, aggrava gli altri aspetti della sindrome e in particolare quello metabolico e quello potenziale cardiovascolare. E’ importante anche tener presente il contrario, cioè che una paziente ipotiroidea potrebbe avere anche la PCOS. Spesso inoltre vi sono potenziali alterazioni del metabolismo calcico con ipovitaminosi D3.

Il procedimento diagnostico

In base a tali premesse, il medico che ha a che fare con tali pazienti deve conoscere tutti questi aspetti che spesso sono influenzati in modo negativo dalla terapia scelta. La storia delle pazienti è spesso tipica: vi è familiarità per obesità, per diabete, per ipertensione per sindrome dell’ovaio policistico. Spesso l’osservare i genitori ci fornisce elementi per il sospetto diagnostico. Spesso il padre o la madre ha o ha avuto stigmate che si possono ricondurre al problema della figlia (capelli radi, acne giovanile, irsutismo, ipertricosi disturbi mestruali, sovrappeso, ipertensione etc) e frequentemente si viene a sapere che il genitore obeso non lo era in età giovanile come spesso non lo è la figlia che viene per essere visitata, ma lo potrebbe diventare. L’anamnesi e l’esame obiettivo hanno un ruolo di fondamentale importanza per inquadrare il problema. Si dovranno tra l’altro approfondire le abitudini alimentari, le caratteristiche delle mestruazioni, la diuresi, le terapie somministrate e si valuteranno i segni e i sintomi attuali, tenendo in conto anche degli esami che la paziente ha fatto in passato e le terapie eseguite. Tutti questi dati ci servono sia per inquadrare il caso che per fare la diagnosi appropriata sia per valutare l’efficacia o no delle terapie già somministrate. Molto spesso la paziente non ha eseguito la valutazione della resistenza insulinica o di un’eventuale ipoglicemia reattiva, pur essendo ambedue le situazioni in grado portare al sovrappeso sia per l’errato utilizzo dei carboidrati sia per la sensazione di impellente fame di dolci. Molto spesso le pazienti vengono dallo specialista dopo aver fatto per anni o per più di un decennio terapia estroprogestinica e sicuramente questo potrebbe aver avuto un effetto negativo sull’aspetto metabolico e infiammatorio. Il medico dovrebbe, una volta raccolti gli esami e visitata la paziente, decidere su quali altri accertamenti siano necessari, non affidandosi a schemi predefiniti ma adattandoli al singolo caso. La diagnosi potrebbe essere fatta immediatamente senza bisogno di esami. Nel caso che, infatti, una paziente presenti oligo- o amenorrea e acne o irsutismo si soddisfano già a due criteri diagnostici e quindi potremmo dire alla paziente che soffre di PCOS, ma questo non sarebbe sufficiente a decidere sulla terapia proprio per tutti gli aspetti attuali o ai rischi futuri che tale sindrome comporta.

Quali sono gli esami da eseguire?

La valutazione delle pazienti con PCOS deve considerare anche i seguenti esami indispensabile da eseguire in via preliminare (considerando anche il costo per la paziente): OGTT per dosare sia la glicemia che l’insulina, androstenedione, testosterone prolattina, FSH, LH, TSH, eco pelvica per via addominale o vaginale. Il medico dovrebbe anche essere in grado di decidere se vi sia la necessità di escludere altre patologie che possono confondersi con la PCOS, come alcuni difetti enzimatici della steroidogenesi, la sindrome di Cushing, l’assunzione factizia di anabolizzanti, i tumori ovarici o surrenalici producenti androgeni, i tumori producenti prolattina, etc. La scelta degli esami deve sempre basarsi sull’anamnesi e sull’esame obiettivo, in particolare si potrebbero individuare altri problemi, non connessi con la PCOS, ma che dovrebbero anche essere indagati.

Come interpretare i risultati

„X L’OGTT: Valutando i dati dell’OGTT dobbiamo concentrarci sia sul valore dell’insulina che su quello della glicemia. Valori di insulina superiori 50 UI/ml durante le due tre ore succesive al carico o valori di insulina elevati dopo due ore ci fanno presupporre una resistenza insulinica o sono sospetti di rischio metabolico attuale e maggior rischio futuro di diabete di tipo II. „X I dosaggi di androstenedione (ormone che si trasforma a livello periferico in testosterone) e di testosterone: Valori elevati di uno di tali parametri sono probanti di iperandrogenismo. Nel caso che i valori siano normali in una paziente con segni di iperandrogenismo (acne irsutismo etc), l’iperandrogenismo si definisce clinico ed è anch’esso diagnostico. „X Il dosaggio di FSH e LH: Essi sono necessari per confermare il sospetto di PCOS in quanto il rapporto FSH/LH è di solito spostato in favore del LH. „X La prolattina: Essa può essere implicata nei disturbi mestruali e spesso è elevata nella PCOS. „X Il quadro dell’eco pelvica: Tale esame è di utilità anche se la diagnosi può essere considerata anche in assenza del quadro ovarico tipico. „X Naturalmente vi sono altri aspetti che potrebbero essere considerati, specialmente per valutare rischi futuri: valori elevati di PCR, di aldosterone o ridotti di vitamina D3 sono da considerare nella successiva scelta terapeutica

L’aldosterone questo sconosciuto

L’aldosterone attualmente è ritenuto il principale ormone pro-infiammatorio e pro-aterogeno. Talora anche in presenza di valori normali di aldosterone vi possono essere segni clinici di iperaldosteronismo, come dimostrato dal miglioramento di rischio cardiovascolare in soggetti con aldosterone normale e pregresso infarto miocardico o fatto ischemico usando terapia con antialdosteronici. L’aldosterone è coinvolto anche nell’obesità essendo il tessuto grasso dell’obeso infarcito di elementi mononucleati periferici, che possiedono recettori dell’aldosterone e quindi il loro arrivo permette un’azione topica dell’ormone in tale sede. A questo punto saremo sicuramente in grado di avere una valutazione internistica completa della paziente e di fare una terapia adeguata.

La terapia

La terapia deve sì tener conto del motivo per il quale la paziente si à rivolta allo specialista, ma si devono anche conoscere i possibili rischi di ogni singola terapia per quel determinato paziente. La terapia potrebbe quindi risolvere un problema ma aggravarne un altro, che al momento potrebbe sembrare meno importante. La paziente di solito si rivolge al medico per avere un aiuto per il problema che vorrebbe affrontare e risolvere: potrebbe avere acne, irsutismo, oligo- o amenorrea, essere preoccupata per l’obesità, avere un lieve aumento della pressione, perdere capelli, cercare la gravidanza, chiedere una terapia contraccettiva, essere delusa da precedenti terapie. Il problema come si vede è complesso e va risolto insieme alla paziente spiegando perché la terapia magari dovrebbe essere diversa da quello che la paziente si aspetta. Si dovrebbero trattare tutti i seguenti problemi: l’aspetto metabolico, l’aspetto estetico, l’aspetto mestruale, possibili malattie associate Ogni aspetto deve essere curato conoscendo gli altri e le possibili connessioni tra loro. „X L’aspetto metabolico Talora la paziente è sovrappeso o francamente obesa e riferisce di non capire come possa succedere che mangiando relativamente poco o meno di qualche loro amica o saltando i pasti, essa ingrassi invece che dimagrire. E’ assolutamente da evitare di dire alla paziente che mangia troppo e che quindi la colpa è sua. La presenza di obesità è quasi sempre collegata alla resistenza insulinica e si deve tener presente che l’assunzione di carboidrati da soli o il saltare un pasto hanno un effetto deleterio sulla risposta dell’insulina e favoriscono l’aumento di peso. Una dieta adeguata dovrebbe essere bilanciata non trascurando mai la quota proteica per tenere a bada l’iperinsulinemia. Si dovrebbe evitare di prescrivere diete che la paziente farebbe fatica a seguire, come spesso si vede nella pratica clinica: non ha senso prescrivere una dieta che contempla ogni giorno l’assumere e pesare cibi diversi in quanto la paziente ha anche altre cose da fare nella giornata, creando spesso uno stato di ansia. La dieta dovrebbe lasciare la scelta alla paziente governando solo la qualità del cibo e consigliando di farsi un’idea della quantità solo nei primi giorni. Si dovrebbe suggerire una quota proteica ad ogni pasto abbinata ad altri ingredienti atti a bilanciare l’apporto di carboidrati e ridurre quello di grassi che possono essere utilizzati dai depositi in caso di obesità. Ad esempio a colazione si potrebbe consigliare latte totalmente o parzialmente scremato associato a pane comune o cereali. A metà mattino e metà pomeriggio frutta, a pranzo abbinare sempre il primo alla carne (o pesce) e alla verdura lo. Naturalmente l’assunzione di patate dovrebbe essere limitata o sostituita in parte alla pasta. L’uso della verdura di altro tipo può essere consigliato ad libitum in modo da ridurre il senso della fame. Si dovrebbero eliminare i grassi saturi lasciando consentito solo l’olio di oliva o altro come condimento della pasta e della verdura. La cosa fondamentale deve essere il movimento, almeno due Km al dì veloci. L’assunzione di acqua non deve essere esagerata. Talora pazienti riferiscono di bere 3-4 litri al giorno riferendo che così si sgonfiano o si depurano. Penso che un’assunzione esagerata porti l’effetto opposto e va limitata ad una quantità normale 1-2 litri in relazione all’attività fisica e alla temperatura. Spesso tale schema semplice di dieta si complica per le frequenti intolleranze alimentari che debbono sempre essere sospettate in caso di gonfiore e disturbi intestinali. In tal evenienza si deve verificare tale dubbio diagnostico con gli esami adeguati, escludendo i cibi incriminati. Quali farmaci consigliare per migliorare la resistenza insulinica? E’ importante consigliare terapia aggiuntiva indipendentemente dal peso, ma solo sulla base dei valori di insulina e glicemia sotto OGTT.

La metformina

Il farmaco classico per curare la resistenza insulinica è la metformina che a dosi adeguate (500 mg o 850 mg tre volte al dì) riesce a migliorare l’utilizzo dei carboidrati e ridurre di conseguenza il peso. La metformina ha anche un’azione antiinfiammatoria, riduce in parte la produzione di androgeni ed è in grado di migliorare il tasso di ovulatorietà e ridurre il rischio di aborto precoce in donne gravide. Tale terapia è ancor più di utilità visto il ritiro dal commercio della silbutramina.Purtroppo spesso non è ben tollerata dalla paziente e produce disturbi gastrointestinali che ne inducono la sospensione. Può essere somministrata anche alle donne magre con insulino-resistenza.

L’inositolo

Nelle pazienti con PCOS la resistenza insulinica si accompagna come conseguenza a disfunzione gonadica, ridotta ovulatorietà e iperproduzione ovarica di androgeni Tra i mediatori dell’azione dell’insulina sono noti gli inositolo-fosfoglicani che, una volta entrati nella cellula, esercitano il loro effetto metabolico. Il più importante composto di questa famiglia è il chiroinositolo, che attiva gli enzimi che catalizzano sia il metabolismo ossidativo che non ossidativo del glucosio . Un deficit di chiroinositolo è stato associato alla ridotta tolleranza glucidica, all’insulino-resistenza, alla iperinsulinemia compensatoria, alla sindrome X ed al diabete di tipo 2. Studi recenti hanno dimostrato che nell’animale la somministrazione di chiroinositolo provoca una riduzione della resistenza insulinica. La concentrazione ematica di chiroinositolo è risultata ridotta anche in pazienti con PCOS e la sua somministrazione alla dose di 1200 mg migliora la funzione gonadica, riduce il testosterone libero ed i trigliceridi e migliora la sensibilità insulinica.. Di recente sono stati pubblicati lavori importanti su riviste internazionali sull’azione benefica dell’inositolo nell’insulino resistenza in donne con PCOS. Il mioinositolo migliora la resistenza insulinica anche nelle pazienti magre che spesso hanno una resistenza più marcata delle obese mentre nelle obese ha un’azione benefica anche sulla riduzione del peso. E’ importante segnalare che il mioinositolo è stato somministrato anche a donne gravide con miglioramento della resistenza insulinica e protezione del feto da danni relativi all’iperglicemia. In uno studio recente del nostro gruppo si è visto che pazienti con PCOS hanno uno stato di accentuato stress ossidativo nel globulo rosso e tale anomalia migliora in vitro con l’aggiunta di inositolo nel sistema. Il mioinositolo non produce effetti indesiderati a livello gastroenterico e quindi è meglio tollerato dalle pazienti. - I contraccettivi Nella PCOS si è visto che non si debbano dare i contraccettivi in modo generalizzato ma prima deve esserne valutato il rischio a lungo termine. Di solito le pazienti con PCOS riferiscono aumento di peso sotto tale terapia, gonfiore, talora vi è un lieve aumento della pressione e spesso vi è un’amenorrea alla sospensione. Naturalmente se la paziente con PCOS richiede una contraccezione e non vuole usare contraccettivi meccanici, la cosa deve essere discussa, privilegiando quei progestinici ad azione blandamente diuretica come il drospirenone e dosi minime di etinilestradiolo (20 ug). L’uso del contraccettivo presuppone una serie di esami ematochimici, per essere sicuri sul rischio tromboembolico.

Gli antiandrogeni

Un ottimo risultato si ottiene con gli antiandrogeni che però non sono autorizzati e che necessitano del consenso informato (quali la flutamide ed la finasteride). L’unico preparato che può essere usato senza rischio, è lo spironolattone che oltre ad avere un’azione antiandrogenica, ha anche un’azione antialdosteronica e quindi antiinfiammatoria e antiaterogena. Altri farmaci antiandrogeni sono la flutamide, che può dare rischio epatico e la finasteride, che ha un effetto positivo soprattutto sul defluvio dei capelli e sull’acne ma poco sull’aspetto infiammatorio e metabolico. Lo spironolattone da ottimi risultati sull’acne e alla lunga sull’irsutismo alla dose di 100 mg al dì spesso può dare astenia e poliuria data la sua azione diuretica. In pazienti con pressione arteriosa già bassa abbiamo ottenuto ottimi risultati con l’aggiunta della liquirizia. Si tratta di una sostanza che assomma numerose proprietà utili nella PCOS: è antiandrogena (blocca la 17idrossisteroido deidrogenasi impedendo l’attivazione dell’androstenedione a testosterone), ha un’azione dimagrante (che abbiamo documentato sia per uso orale che topico), e antiinfiammatoria. Il meccanismo di azione sul grasso si esplica attraverso il blocco dell’enzima 11-idrossisteroido deidrogenasi che impedisce l’attivazione del cortisone a cortisolo nel tessuto grasso. La minor disponibilità di cortisolo produce alla fine una minor incorporazione dei trigliceridi negli adipociti. Tali effetti sono anche in grado di migliorare il tasso di ovulatorietà e di favorire la gravidanza per cui la liquirizia da sola era usata sin dall’antichità per la sterilità delle donne. Naturalmente l’associazione di liquirizia con spironolattone aumentando l’ovulatorietà accentua il rischio di gravidanza. Per tale aspetto dobbiamo sempre avvisare la pazienti di non rischiare la gravidanza sotto terapia con antiandrogeni che pussono portare ad uno sviluppo non adeguato dei genitali di un feto maschio.

La ricerca della gravidanza

E’ luogo comune affermare dire alle pazienti con PCOS che tale patologia si associa a sterilità, ma questo non è accettabile. Si può dire che vi sia un ridotto tasso di ovulatorietà, ma in caso di mancata gravidanza dopo un anno di tentativi si deve sempre studiare la coppia. Tale approccio vale per tutte le coppie che presentino il problema e nella donna in cui si riscontrasse una PCOS si dovrebbe fare lo studio diagnostico completo per migliorare eventualmente i parametri clinici e biochimici alterati. Non bisogna trascurare che spesso vi sono problemi maschili o incompatibilità di coppia La terapia stimolante l’ovaio in previsione della FIVET o ICSI potrebbe essere più rischiosa nella PCOS ove l’ovaio ha già numerose cisti e potrebbe più facilmente andare incontro all’iperstimolazione.

In conclusione

L’obesità nella sindrome dell’ovaio policistico è influenzata da vari fattori che devono essere ben conosciuti da qualsiasi medico che tratti la sindrome sia esso il ginecologo, l’endocrinologo, il nutrizionista, il dermatologo etc). La valutazione preliminare ci da una chiara visione degli aspetti sui quali si deve intervenire. La terapia deve consistere nella dieta adeguata, nel movimento nella correzione della resistenza insulinica, nell’uso di farmaci che non accentuino i rischi cardiovascolari o metabolici futuri . Solo se si tiene conto di tutti questi aspetti la terapia avrà successo senza creare futuri problemi alla paziente.
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Commenti
per Valentina mi sembra che il problema sia il seno poco sviluppato. Quasi sempre è un problema genetico. Dato che non mi fornisce elementi per pensare invece a qualche problema , in generale il seno si sviluppa per azione degloi estrogeni. Spesso è meno sviluppatom in situazioni di relativo aumento degloi androgeni che tutte le donne producono ma che in certe sono più attivi. La cosa migliore è che mi scriva per darmi dei dettagloi (peso ,eventuali esami, esami ecografici dell'ovaio, terapie eseguite, attività fisica, altre malattie associate, esito di visite precedenti etc). Dopo potrei rispondere meglio email: decio.armanini@unipd.it


Inserito il: 27.09.2012 23:27 da decio armanini - Sito: http://www.decioarmanini.it
Buonasera...Ho letto i vari commenti, e ho trovato una ragazza che parlava del suo seno..."Melissa"... C'è qualcosa che si può fare per questo tipo di problema?


Inserito il: 25.09.2012 18:14 da Valentina
purtroppo nella PCOS il contraqccettivo favorisce lo squiloibrio metabolico e rende difficile la diminuizione del peso. La causa è una resistenza all'insulina e non so se abbia fatto l'OGTT per misurare la glicemia e l'insulina. La dieta in ogni caso deve comprendere delle proteine a colazione pranzo e cena. Non deve assolutamente saltare i pasti o assumere solo verdura o pasta. Infine la dose di aldactone è bassa per avere un effetto su eventuale irsutismo o acne. Eventualmene mi scriva con maggiori dettagli al mio email decio.armanini@unipd.it


Inserito il: 11.08.2012 23:29 da decio armanini - Sito: http://www.decioarmanini.it
Gentile prof. io sono affetta dalla sindrome dell'ovaio policistico da 11 anni e le mie condizioni di salute sono lentamente peggiorate anche se di poco. La terapia da me attualmente seguita consiste in: yasmine + aldactone 50mg + metformina 500 per 3 volte die. Attualmente nonostante l'uso di metformina e attività fisica 3 volte alla settimana associato ad una dieta ipocalorica cercando di mangiare alimenti freschi con basso indice glicemico, non riesco a dimagrire. Il mio peso attuale è di 63Kg per 1,66 di altezza ma il mio peso fino a 2 anni fa era di 56 KG.Sa darmi qualche consiglio al riguardo? La ringrazio anticipatamente per la disponibilità. Cordiali saluti.


Inserito il: 09.08.2012 15:00 da silvia - Sito: http://www.decioarmanini.it/index.php?module=articlezoom&fld__tbl_article=17&articleid=17
per la sigra/na Stefania lo spironolattoneè molto efficace nella PCOS per vari motivi (migliora l'irsutismo, l'acne, la perdita di capelli, riduce il futuro rischio cardiovascolare, migliora il quadro metabolico). Onestamente per via topica non è molto efficace, anzi lo è proprio poco, specialmente se usato per perdere grasso.(tra l'altro il prodotto una volta in commercio non è più disponibile) Naturalmente una controindicazione al suo uso è la ricerca della gravidanza o la manata protezione nei rapporti. In ogni caso la presenza di PCOS non è assolutamente una situazione che si associa a sterilità ma semplicemente il tasso di ovulazione è un pò minore rispetto alle donne che non hanno il problema. Per ridurre il peso per via topica è più efficace la liquerizia in quanto il suo principio attivo puo' agire direttamente sul grasso e ridurlo. Naturalmente non va messa in tutto il corpo ma in zone limitate per evitare effetti collaterali. La liquerizia tra l'altro favorisce la gravidanza (veda sempre nel mio sito l'articolo al proposito) Al limite mi scriva direttamente in modo da darmi qualche maggiore informazione sul suo caso specifico. decio.armanini@unipd.it


Inserito il: 15.07.2012 11:09 da decio armanini - Sito: http://www.decioarmanini.it
Lo spironolattone ha effetti dimagranti su pazienti con pcos,ma in forma topica come lo trovo ..in pomata,crema per il corpo e come funziona?Mi può indicare il nome del farmaco da usare e magari dirmi qualcosa di più sul suo utilizzo?Grazie io soffro di pcos ed ho difficoltà ad avere una gravidanza.


Inserito il: 14.07.2012 13:10 da stefania
per marisa mi scriva al mio email decio.armanini@unipd.it


Inserito il: 27.04.2012 21:58 da decio armanini - Sito: http://www.decioarmanini.it
Gentilissimo Prof. Armanini ho letto questo articolo e mi è venuto un forte sospetto, da circa tre anni ho un continuo bisogno di bere, la glicemia è nella norma, ho fatto vari test per intolleranze alimentari ma non ho riscontrato nulla. L'acne c'è l'ho fin da quando sono adolescente (adesso ho 27 anni) e il ciclo mestruale è molto irregolare dalle ultime ecografie si è visto un ispessimento dell'endometrio e ho fatto una terapia a base di progefik per diversi cicli.Come posso mettermi in contatto con lei per una visita specialistica?


Inserito il: 27.04.2012 18:29 da marisa
l'aldactone è una terapia efficace ma non lo può asumere nel caso stia cervcando la gravidanza. La liquerizia di solito si associa utilizzando quella pura del commercio circa 5 pezzetti al di (3g) se la pressione fosse bassa con l'aldactone. Per quanto rigiuarda l'acido lipoico dovrebbe vedere se sia necessario. L'inositolo è utile e potrebbe essere l'ìalternativa alla metformina. x Silvia Purtroppo mi è difficile darle consigli sicuramente adatti al suo caso dato che non ho nessun elemento e non l'ho visitata, ma si faccia vedere da un medico esperto del problema


Inserito il: 17.02.2012 22:53 da decio armanini - Sito: http://www/decioarmanini.it
Buonasera Dottor Armanini, ho letto con interesse il suo articolo. Ho 37 anni e soffro dall'adoscelenza di PCOS. Da qualche anno ho preso parecchio peso, arrivando a sfiorare l'obesità. Vorrei programmare una gravidanza in autunno (sarà, se riuscirò, la prima) ma non vorrei iniziarla con il fisico così appesantito. Da Ottobre assumo Metformina 500mg a pranzo e cena; da pochi giorni assumo anche Spironolattone da 100mg. Da mercoledì inizierò Sinopol (Insitolo, acido folico e acido lipoico) . Leggo qui che potrei associare anche la Liquirizia (peraltro tendo ad avere la pressione bassa). Si intende liquirizia commerciale? In che "dosi" va consumata? La ringrazio in anticipo della risposta e la saluto cordialmente.


Inserito il: 17.02.2012 00:15 da Silvia
sicuramente sia la liquerizia che i tre litri di cola o acqua producono ipertensione. Dopo la sospensione della liquerizia di solito si deve attendere circa un mese per avere una normalizzazione della pressione a meno che l'ipertensione stessa non abbia danneggiato i vasi e quindi persista anche dopo la sospensione. Farei senz'altro un periodo di trattamento con Kanrenol o Luvion 50 mg al di dopo un mese ripeteri gli elettroliti e se fossero a posto come pure la pressione dimezzerei la dose dell'antialdosteronico e dopo 10 gg lo sospenderei. E' indispensabile dato il rischio cardiovascolare ridurre l'assunzione di liquidi al normale (circa un litro al di d'inverno a meno che non sudi molto per altre cause) Eventualmente scrivimi al mio mail decio.armanini@unipd.it


Inserito il: 20.11.2010 11:52 da decio armanini - Sito: http://www.decioarmanini.it
Caro Armanini, sono un collega cardiologo. oggi ho visitato un ragazzo di 30 anni con 180 su 110 di PA che da 2 anni assume grosse quantita' di liquiriza (+ 3 litri di coca cola al di'). Era un ipoteso. Domanda: quanto tempo mi devo attendere per una normalizzazione della PA? Posso e ha senso usare antialdosteronici? Ti ringrazio Pietro Santarelli Universita' cattolica Roma


Inserito il: 19.11.2010 16:14 da Pietro Santarelli
per elisa grazie per il commento, in effetti si tratta di un problema da valutare in tutti i sensi e non solo quello ginecologico. In effetti l'amenorrea è molto frequente dopo la terapia con contraccettivo che in tali situazioni non risolve la situazione ma fa solo regolare il ciclo in modo artificiale. L'inositolo è una terapia molto promettente che migliora la resistenza insulinica e la funzione ovarica, anche se spesso non è da sola in grado di riporistinare il ciclo regolare.Oltre all'inositolo nel suo caso vedrei bene una terapia stimolante per ripristinare il ciclo spontaneo. La cosa deve essere valutata non certamente in questa sede. Mi mandi qualche notizia via email su esami fatti o altro e dopo le rispondo (decio.armanini@unipd.it)


Inserito il: 15.11.2010 20:41 da decio armanini - Sito: http://www.decioarmanini.it
Buona sera. Innanzitutto i miei complimenti per l'articolo che finalmente tratta il problema con un approccio globale. Ho 23 anni e sono in amenorrea da circa 4 anni, il ginecologo ha riscontrato con ecografia policistosi ovarica e gli esami del sangue manifestano un lieve aumento di androgeni anche se non ho sintomi estetici di sindrome dell'ovaio policistico in quanto sono normopeso, non ho acne o irsutismo. Perciò gli endocrinologi che mi hanno visitata hanno sempre escluso la possibilità di insulinoresistenza,senza tuttavia alcun esame in proposito,e mi hanno prescritto la pillola che ho smesso di assumere da qualche mese. Consultandomi con il mio farmacista ho scoperto la terapia a base di inositolo che ho iniziato ad assumere 2g al giorno da circa 10 giorni. Le chiedo se secondo lei si tratta di una terapia appropriata e dopo quanto tempo si potranno vedere risultati. La ringrazio molto per la sua disponibilità.


Inserito il: 15.11.2010 18:34 da Elisa
per melissa. Verisimilmente hai la sindrome dell'ovaio policistico, che interessa il 15% delle ragazze della tua età. In metà dei casi si associa un ipotiroidismo come nel tuo caso ma se prendi la terapia con eutirox alla dose giusta il problema è risolto e non avrai alcun problema. Non penso che serva una visita ginecologica visto che l'ecografia vede meglio la situazione, ma piuttosto serve fare gli esami necessari al tuo caso Al limite mandami qualche notizia al mio email con un riassunto di quello che hai fatto e su eventuali sintomi e cercherò di consigliare gli esami necessari. Se abitassi vicino a Padova al limite ti potrei vedere decio.armanini@unipd.it


Inserito il: 12.11.2010 16:24 da decio armanini - Sito: http://www.decioarmanini.il
Buona sera. Da quasi 2 anni ho scoperto di avere la sindrome dell'ovaio policistico e dopo essermi sottoposta ad una cura con l'aldactone le cisti si sono ridotte a pochi millimetri. Purtroppo ho anche problemi alla tiroide per la quale mi è stato prescritto l'Eutirox. Ho avuto il menarca a 10 anni e mezzo e da allora sto osservando i cambiamenti del mio corpo. Ho notato che il mio seno non si è sviluppato e confrontandomi con molte mie amiche ho notato che il loro seno a differenza del mio è adulto. Non sto parlando di taglia ma proprio della forma. Io ora ho 17 anni. Secondo lei c'è qualcos'altro che non va? Dovrei chiedere un consulto ginecologico. Grazie in anticipo e cordiali saluti.


Inserito il: 06.11.2010 20:25 da Melissa
la posologia dell'inositolo è di 1200mg al di al mattino a digiuno prim di colazione


Inserito il: 23.08.2010 20:18 da armanini
L'articolo è molto interessante. Sono a chiederle quale sia la posologia di inositolo suggerita in caso di Pcos. E' inoltre preferibile l'assunzione prima o dopo i pasti? Grazie.


Inserito il: 08.08.2010 16:26 da Stella
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