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20
Mag
2009

La liquirizia è usata da millenni in campo medico.


Studi attuali hanno spiegato gli usi antichissimi della radice

Nei papiri egizi e su documentazione cinese datante alcune migliaia di anni figura che la radice di liquirizia  veniva usata per svariati usi e in particolare per la tosse, per i dolori addominali, per detergere le ferite di guerra e per svariate altre applicazioni. E’ interessante come la radice è stata rinvenuta nella tomba del faraone Tutankamen come alimento indispensabile per il viaggio dopo la morte.
Sia i cinesi che i romani usavano la radice della liquirizia anche per la sterilità delle donne.
Teofrasto inoltre riferisce che la radice veniva usata dagli Sciiti per resistente alla fame e alla sete nelle traversate del deserto.
L’uso della radice è continuato nei secoli e dal medio evo sono sorte delle piantagioni in vari paesi per averla a disposizione specialmente come erba medica.
Tutte queste applicazioni allora empiriche ora hanno trovato un fondamento scientifico nel loro uso.

Questa breve introduzione serve a spiegare quali siano le possibili applicazioni mediche e gli effetti indesiderati dell’uso della liquirizia, in particolare dell’estratto secco delle rfadici.

EFFETTI NEGATIVI
In campo medico i primi studi eseguiti sono stati indirizzati sul riscontro di effetti negativi collegati alla sua assunzione prolungata.
Sino ad alcuni anni orsono la liquirizia trovava ampio uso specialmente rinfrescante l’alito o per smettere di fumare e in alcuni pazienti che ne potevano assumere quantità esagerate, insorgeva frequentemente edema, ipertensione e riduzione del potassio nel sangue.
Tali studi facevano supporre che l’estratto della liquirizia contenesse una sostanza simile come azione all’aldosterone, l’ormone che regola il riassorbimento di acqua e di sale nel rene. Un eccesso di aldosterone da una sintomatologia analoga a quella riscontrata in precedenza da un eccessiva assunzione di liquirizia.
E’interessante notare che tali effetti sono stati descritti in letteratura prima che l’aldosterone fosse scoperto nel 1953.
Negli anni 70-inizio anni 80 si è dimostrato che il principio attivo della liquirizia, l’acido glicirretinico possedeva una struttura analoga a quella dell’aldosterone e poteva avere un meccanismo di azione simile. In quegli anni l’ipertensione e ipopotassiemia da liquirizia era una delle cause più frequenti di ipertensione nei paesi dove la sua disponibilità non era llimitata. Gli studi che hanno dimostrato tale effetto sono di Corvol et al e Armanini et al. Tali studi permisero anche di spiegare come pazienti che non avevano una funzione deficitaria delle ghiandole surrenali (morbo di Addison) potevano sopravvivere solo assumendo dosi elevate di radice di liquirizia. Infatti tale assunzione compensava alla mancanza dell’aldosterone che provocava una grave perdita di acqua e di sale con esito frequentemente fatale. Tali pazienti senza conoscerne il motivo sopravvivevano proprio per l’uso della radice, dato che ancora l’aldosterone non era conosciuto.
Negli anni 80 due gruppi (Stewarts et al e Funder et al) riuscirono ad individuare anche un secondo meccanismo di azione dell’acido glicirretinico: quello di inattivare nel rene un enzima necessario per la degradazione del cortisolo, ormone prodotto dal surrene che regola la risposta allo stress. La presenza di tale enzima permette la normale funzione dell’aldosterone e in mantenimento delle  normali concentrazioni di sale e di acqua nell’organismo. L’acido glicirretinico bloccando tale enzima è in grado di produrre un ipertensione dovuta all’azione diretta del cortisolo nel rene sul metabolismo dei sali e acqua.
Da tutti  tali studi sia la comunità scientifica che i medici e i pazienti stessi hanno avuto la nozione che un eccesso di liquirizia è dannoso e che essa va assunta a dosi moderate, dosi che possono anche esplicare i numerosi effetti positivi che segnaleremo dopo.

EFFETTI POTENZIALMENTE UTILI
Numerosi studi degli ultimi anni hanno dimostrato che la liquirizia e in particolare l’acido glicirretinico e la glabridina che sono i principi attivi più rappresentati nella radice, possono essere anche considerati come dei farmaci.

1-effetto antiandrogeno:
 L’acido glicirretinico è in grado di bloccare parzialmente la sintesi di testosterone. Nell’uomo sano che possiede normalmente concentrazioni elevate di testosterone tale effetto, pur presente, non è rilevante in quanto la riduzione del testosterone non è tale da ridurre l’ormone sotto il range di normalità.
Nella donna invece, che possiede valori relativamente molto più bassi di testosterone che nell’uomo, l’uso di liquerizia di solito riduce in modo efficace la concentrazione di tale ormone. Tale effetto è più evidente in quei casi in  cui vi è un eccesso dell’ormone. e che hanno un quadro clinico evidente come peluria, acne perdita di capelli etc.. Uno studio di Armanini e coll ha infatti mostrato che le concentrazioni di testosterone si riducono in modo significativo durante assunzione di dosi moderate di liquerizia.
Tale effetto è stato sfruttato per la terapia dell’irsutismo, dell’acne e degli stati di iperandrogenismo più rilevanti come la sindrome dell’ovaio policistico, una situazione clinica molto frequente (fino al 10% della popolazione femminile), che si associa a disturbi del ciclo mestruale, irsutismo e quadro ovaio multicistico). Uno studio recente eseguito dal gruppo del prof Armanini ha evidenziato che l’associazione di spironolattone e di liquirizia del commercio ha potenziato l’effetto terapeutico riducendo la prevalenza di disturbi mestruali e di riduzione della pressione, conseguente all’effetto diuretico dello spironolattone. In tali pazienti inoltre si è evidenziato un netto miglioramento dei sintomi e dei segni di iperandrogenismo come l’acne, la peluria, i capelli grassi. Nello stesso studio si è anche evidenziato che la liquirizia riduce la frequenza di perdite tra le mestruazioni, dovuta spesso all’uso dello spironolattone. L’uso topico in crema della liquirizia inoltre ha un effetto positivo specialmente se associato preliminarmente con terapia aqntiandrogene.

2- riduzione del grasso
Studi scientifici di vari gruppi (Stewarts et al Walker et al) hanno evidenziato come l’acido glilcirretinico sia in grado di bloccare a livello del tessuto grasso l’attivazione del cortisone a cortisolo. Il cortisolo è in grado di accentuare l’incorporazione di trigliceridi negli adipociti, le cellule che nel loro insieme producono i depositi di grasso. Tale effetto è stato pertanto sfruttato in terapia per ridurre la concentrazione di grasso a livello dei depositi.
Due studi in particolare sono interessanti, ambedue del gruppo del prof Armanini
In uno si è visto che la liquirizia del commercio assunta per os è in grado di ridurre la massa grassa. In questo caso però non si assiste ad una riduzione del peso corporeo dato che la liquerizia produce anche una ritenzione di acqua come spiegato sopra. I soggetti quindi perdoano grasso e acquistano acqua, mantenendo costante il peso corporeo.
Nel secondo studio del ,prof Armanini si era evidenziato come l’acido glicirretinico sia in grado di ridurre lo spessore del grasso sottocutaneo se assunto in una crema del commercio. Tale effetto non si accompagna ad una ritenzione di acqua probabilmente per l’azione topica del preparato. L’uso di tale crema si è dimostrato molto utile, specialmente in quelle donne che avevano una disposizione del grasso in zone selettive  come le cosce o l’addome. L’uso massivo in una superficie corporea troppo ampia andrebbe invece sconsigliato data la possibilità di assorbimento dovuta alla dose molto più elevasta di crema assorbita.

3-Effetto sull’osso e sui meccanismi che regolano la calcificazione.
Uno studio del prof Armanini ha evidenziato che la liquirizia per bocca è in grado di aumentare le concentrazioni di paratormone, senza farle arrivare al di sopra del range di normalità. Si sa che un eccesso di paratormone produce osteoporosi, mentre un aumento delle concentrazioni di modesta entità, restando l’ormone nel range di normalità, come nel caso in fattispecie, favorisce la corretta calcificazione ossea tanto che talora il paratormone è usato in terapia.

4-Effetto estrogenico.
La glabridina,  il componente principale della radice della pianta di liquirizia ha una modica azione estrogenica, dando la possibilità di annoverare la radice una delle cosiddette terapie con fitoestrogeni. La glabridina è stata studiata per la terapia dell’osteoporosi e potrebbe anche essere coinvolta nell’effetto benefico sull’osteoporosi.

5- altri effetti: antibatterico, antivirale anti fungino, effetto antigastritico effetto antiaging

La liquirizia ha anche azione antibatterica,m antifungina, antivirale. La radice della liquerizia e in  particolare l’acido glicirretinico viene pertanto  usata anche per la terapia di patologie infettive. In particolare, studi scientifici hanno evidenziato un effetto positivo nell’epatite virale e in generale nelle virosi. Un possibile effetto importante per spiegarne il meccanismo è lo stimolo della produzione di interferone endogeno

Considerazioni conclusive:
Tale breve introduzione ci fa capire come una pianta o meglio una radice che veniva usata sin  dall’antichità, sia stata dapprima considerata come solo dannosa e successivamente se ne siano viste le potenzialità positive se usata in modo contenuto e spesso sotto consiglio medico.


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